Gentili
Signore e Signori!
1. Ben volentieri intervengo a questo vostro Convegno Internazionale
sul significativo tema: "Nel tempo del Giubileo: il volto e
l'anima dello sport". In attesa di incontrarmi domani, allo
Stadio Olimpico, con l'intero mondo dello sport che celebra il suo
Giubileo, ho quest'oggi la gradita occasione di salutare voi, che
dello sport siete a vario titolo rappresentanti qualificati.
Saluto i promotori di quest'incontro, in special
modo il Cardinale Roger Etchegaray, Presidente del Comitato Centrale
del Grande Giubileo; il Presidente del Comitato Olimpico Internazionale,
Signor Juan Antonio Samaranch, ed il Presidente del Comitato Olimpico
Italiano, Signor Giovanni Petrucci, ed estendo il mio saluto ai
vari relatori e rappresentanti di molteplici realtà sportive
nel mondo. Ringrazio, in particolare, Mons. Crescenzio Sepe che
si è fatto interprete dei comuni sentimenti, illustrando
il significato di questo incontro.
Il tema che avete scelto per la vostra riflessione
porta l'attenzione sulla natura ed i fini della pratica sportiva
in questo nostro tempo caratterizzato da molteplici ed importanti
mutamenti sociali. Lo sport è sicuramente uno dei fenomeni
rilevanti che, con un linguaggio da tutti comprensibile, può
comunicare valori molto profondi. Può essere veicolo di alti
ideali umani e spirituali quando è praticato nel pieno rispetto
delle regole; ma può anche venir meno al suo autentico scopo
quando fa spazio ad altri interessi che ignorano la centralità
della persona umana.
2. Il tema parla di «volto» e di «anima»
dello sport. In effetti l'attività sportiva pone in luce,
oltre alle ricche possibilità fisiche dell'uomo, anche le
sue capacità intellettuali e spirituali. Non è mera
potenza fisica ed efficienza muscolare, ma ha anche un'anima e deve
mostrare il suo volto integrale. Ecco perché il vero atleta
non deve lasciarsi travolgere dall'ossessione della perfezione fisica,
né lasciarsi soggiogare dalle dure leggi della produzione
e del consumo, o da considerazioni puramente utilitaristiche ed
edonistiche.
Le potenzialità del fenomeno sportivo lo
rendono strumento significativo per lo sviluppo globale della persona
e fattore quanto mai utile per la costruzione di una società
più a misura d'uomo. Il senso di fratellanza, la magnanimità,
l'onestà e il rispetto del corpo - virtù indubbiamente
indispensabili ad ogni buon atleta - contribuiscono all'edificazione
di una società civile dove all'antagonismo si sostituisca
l'agonismo, dove allo scontro si preferisca l'incontro ed alla contrapposizione
astiosa il confronto leale. Così inteso, lo sport non è
un fine, ma un mezzo; può divenire veicolo di civiltà
e di genuino svago, stimolando la persona a porre in campo il meglio
di sé e a rifuggire da ciò che può essere di
pericolo o di grave danno a se stessi o agli altri.
3. Non sono purtroppo pochi, e forse si vanno facendo
più evidenti, i segni di un disagio che talvolta mette in
discussione gli stessi valori etici fondanti la pratica sportiva.
Accanto ad uno sport che aiuta la persona, ve n'è infatti
un altro che la danneggia; accanto ad uno sport che esalta il corpo,
ce n'è un altro che lo mortifica e lo tradisce; accanto ad
uno sport che persegue nobili ideali, ce n'è un altro che
rincorre soltanto il profitto; accanto ad uno sport che unisce,
ce n'è un altro che divide.
Il mio augurio è che questo Giubileo dello
Sport sia occasione per tutti, cari responsabili, dirigenti, appassionati
di sport ed atleti, di ritrovare un nuovo slancio creativo e propulsivo,
attraverso una pratica sportiva che sappia conciliare con spirito
costruttivo le complesse esigenze sollecitate dai cambiamenti culturali
e sociali in atto con quelle immutabili dell'essere umano.
4. Permettetemi ancora una considerazione. Lo sport,
mentre favorisce la robustezza fisica e tempra il carattere, non
deve mai distrarre dai doveri spirituali quanti lo praticano e lo
apprezzano. Sarebbe come se si corresse, secondo quanto scrive san
Paolo, soltanto "per una corona corruttibile", dimenticando
che mai i cristiani possono perdere di vista "quella incorruttibile"
(cfr 1 Cor 9,25). La dimensione spirituale deve essere coltivata
ed armonizzata con le varie attività di svago, tra le quali
si inserisce anche lo sport.
I ritmi della società moderna e di alcune
attività agonistiche potrebbero talvolta far dimenticare
al cristiano la necessità di partecipare all'assemblea liturgica
nel Giorno del Signore. Le esigenze del giusto e meritato svago
non possono, però, portare detrimento all'obbligo del fedele
di santificare la festa. Al contrario, nel Giorno del Signore l'attività
sportiva va inserita in un contesto di serena distensione, che favorisca
lo stare insieme ed il crescere nella comunione specialmente familiare.
Formulo di cuore fervidi
auguri per questo vostro incontro e, mentre invoco su voi la protezione
di Maria, assicuro il mio ricordo nella preghiera per tutti voi
e volentieri vi benedico.
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