1. "Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono,
ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo!"
(1 Cor 9,24).
A Corinto, dove Paolo aveva portato l'annuncio
del Vangelo, vi era uno stadio molto importante, in cui si disputavano
i "giochi istmici". Opportunamente, pertanto, l'Apostolo,
per spronare i cristiani di quella città ad impegnarsi a
fondo nella "corsa" della vita, fa riferimento alle gare
di atletica. Nelle corse allo stadio - egli dice - tutti corrono,
anche se uno solo è il vincitore: correte anche voi... Attraverso
la metafora del sano agonismo sportivo, egli mette in luce il valore
della vita, paragonandola ad una corsa verso una meta non solo terrena
e passeggera, ma eterna. Una corsa in cui non uno soltanto, ma tutti
possono essere vincitori.
Ascoltiamo oggi queste parole dell'Apostolo, raccolti
in questo Stadio Olimpico di Roma, che ancora una volta si trasforma
in un grande tempio a cielo aperto, come in occasione del Giubileo
internazionale degli sportivi, nel 1984, Anno Santo della Redenzione.
Allora, come oggi, è Cristo, unico Redentore dell'uomo, che
ci accoglie e con la sua parola di salvezza illumina il nostro cammino.
A tutti voi, carissimi atleti e sportivi di ogni
parte del mondo, che celebrate il vostro Giubileo, rivolgo il mio
caloroso saluto! Il mio grazie più cordiale ai Responsabili
delle Istituzioni sportive internazionali e italiane, e a tutti
coloro che hanno collaborato ad organizzare quest'appuntamento singolare
con il mondo dello sport e con le sue varie articolazioni.
Ringrazio per le parole rivoltemi il Presidente
del Comitato Olimpico Internazionale, Signor Juan Antonio Samaranch,
e il Presidente del CONI, Signor Giovanni Petrucci, come pure il
Signor Antonio Rossi, medaglia d'oro a Sydney ed Atlanta, che ha
interpretato i sentimenti di tutti voi, carissimi atleti. Mentre
vi contemplo raccolti in bell'ordine in questo stadio, mi tornano
alla mente molti ricordi della mia vita, legati ad esperienze sportive.
Cari amici, grazie per la vostra presenza e grazie soprattutto per
l'entusiasmo con cui state vivendo questo appuntamento giubilare.
2. Con questa celebrazione il mondo dello sport
si unisce, come un grandioso coro, per esprimere attraverso la preghiera,
il canto, il gioco, il movimento, un inno di lode e di ringraziamento
al Signore. E' l'occasione propizia per rendere grazie a Dio per
il dono dello sport, in cui l'uomo esercita il corpo, l'intelligenza,
la volontà, riconoscendo in queste sue capacità altrettanti
doni del suo Creatore.
Grande importanza assume oggi la pratica sportiva,
perché può favorire l'affermarsi nei giovani di valori
importanti quali la lealtà, la perseveranza, l'amicizia,
la condivisione, la solidarietà. E proprio per tale motivo,
in questi ultimi anni essa è andata sempre più sviluppandosi
come uno dei fenomeni tipici della modernità, quasi un "segno
dei tempi" capace di interpretare nuove esigenze e nuove attese
dell'umanità. Lo sport si è diffuso in ogni angolo
del mondo, superando diversità di culture e di nazioni.
Per il profilo planetario assunto da questa attività,
è grande la responsabilità degli sportivi nel mondo.
Essi sono chiamati a fare dello sport un'occasione di incontro e
di dialogo, al di là di ogni barriera di lingua, di razza,
di cultura. Lo sport può, infatti, recare un valido apporto
alla pacifica intesa fra i popoli e contribuire all'affermarsi nel
mondo della nuova civiltà dell'amore.
3. Il Grande Giubileo dell'Anno 2000 invita tutti
e ciascuno ad un serio cammino di riflessione e di conversione.
Può il mondo dello sport esimersi da questo provvidenziale
dinamismo spirituale? No! Anzi proprio l'importanza che lo sport
oggi riveste invita quanti vi partecipano a cogliere questa opportunità
per un esame di coscienza. E' importante rilevare e promuovere i
tanti aspetti positivi dello sport, ma è doveroso anche cogliere
le situazioni in vario modo trasgressive a cui esso può cedere.
Le potenzialità educative e spirituali dello
sport devono rendere i credenti e gli uomini di buona volontà
uniti e decisi nel contrastare ogni aspetto deviante che vi si potesse
insinuare, riconoscendovi un fenomeno contrario allo sviluppo pieno
della persona e alla sua gioia di vivere. E' necessaria ogni cura
per la salvaguardia del corpo umano da ogni attentato alla sua integrità,
da ogni sfruttamento, da ogni idolatria.
Occorre essere disposti a chiedere perdono per
quanto nel mondo dello sport si è fatto o si è omesso,
in contrasto con gli impegni assunti nel precedente Giubileo. Essi
saranno ribaditi nel "Manifesto dello Sport", che tra
poco sarà presentato. Possa questa verifica offrire a tutti
- dirigenti, tecnici ed atleti - l'occasione per ritrovare un nuovo
slancio creativo e propulsivo, così che lo sport risponda,
senza snaturarsi, alle esigenze dei nostri tempi: uno sport che
tuteli i deboli e non escluda nessuno, che liberi i giovani dalle
insidie dell'apatia e dell'indifferenza, e susciti in loro un sano
agonismo; uno sport che sia fattore di emancipazione dei Paesi più
poveri ed aiuto a cancellare l'intolleranza e a costruire un mondo
più fraterno e solidale; uno sport che contribuisca a far
amare la vita, educhi al sacrificio, al rispetto ed alla responsabilità,
portando alla piena valorizzazione di ogni persona umana.
4. "Chi semina nelle lacrime, mieterà
con giubilo" (Sal 125,5). Il Salmo responsoriale ci ha ricordato
che per riuscire nella vita bisogna perseverare nella fatica. Chi
pratica lo sport questo lo sa bene: è solo a prezzo di faticosi
allenamenti che si ottengono risultati significativi. Per questo
lo sportivo è d'accordo col Salmista quando afferma che la
fatica spesa nella semina trova ricompensa nella gioia della mietitura:
"Nell'andare se ne va e piange, portando la semente da gettare,
ma nel tornare viene con giubilo, portando i suoi covoni" (Sal
125,6).
Nelle recenti Olimpiadi di Sidney abbiamo ammirato
le imprese di grandi atleti, che per giungere a quei risultati si
sono sacrificati per anni, ogni giorno. Questa è la logica
dello sport, specialmente dello sport olimpico; ed è anche
la logica della vita: senza sacrifici non si ottengono risultati
importanti, e nemmeno autentiche soddisfazioni.
Ce lo ha ricordato ancora una volta l'apostolo
Paolo: "Ogni atleta è temperante in tutto; essi lo fanno
per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile"
(1 Cor 9,25). Ogni cristiano è chiamato a diventare un valido
atleta di Cristo, cioè un testimone fedele e coraggioso del
suo Vangelo. Ma per riuscire in ciò è necessario che
egli perseveri nella preghiera, si alleni nella virtù, segua
in tutto il divino Maestro.
In effetti, è Lui il vero atleta di Dio;
Cristo è l'Uomo "più forte" (cfr Mc 1,7),
che per noi ha affrontato e sconfitto l'avversario, satana, con
la potenza dello Spirito Santo, inaugurando il Regno di Dio. Egli
ci insegna che per entrare nella gloria bisogna passare attraverso
la passione (cfr Lc 24,26.46), e ci ha preceduto in questa via,
perché ne seguiamo le orme.
Ci aiuti il Grande Giubileo a rafforzarci e ad
irrobustirci per affrontare le sfide che ci attendono in quest'alba
del terzo millennio.
5. "Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà
di me!" (Mc 10,47).
Sono le parole del cieco di Gerico nella vicenda
narrata nella pagina evangelica proclamata poc'anzi. Possono diventare
anche parole nostre: "Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà
di me!".
Fissiamo, o Cristo, lo sguardo su di Te, che offri
ad ogni uomo la pienezza della vita. Signore, Tu guarisci e fortifichi
chi, fidandosi di Te, accoglie la tua volontà.
Oggi, nell'ambito del Grande Giubileo dell'Anno
2000, sono qui radunati idealmente gli sportivi di tutto il mondo,
anzitutto per rinnovare la propria fede in Te, unico Salvatore dell'uomo.
Anche chi, come l'atleta, è nel pieno delle
sue forze, riconosce che senza di Te, o Cristo, è interiormente
come cieco, incapace cioè di conoscere la piena verità,
di comprendere il senso profondo della vita, specialmente di fronte
alle tenebre del male e della morte. Anche il più grande
campione, davanti alle domande fondamentali dell'esistenza, si scopre
indifeso ed ha bisogno della tua luce per vincere le sfide impegnative
che un essere umano è chiamato ad affrontare.
Signore Gesù Cristo, aiuta questi atleti
ad essere tuoi amici e testimoni del tuo amore. Aiutali a porre
nell'ascesi personale lo stesso impegno che mettono nello sport;
aiutali a realizzare un'armonica e coerente unità di corpo
e di anima.
Possano essere, per
quanti li ammirano, validi modelli da imitare. Aiutali ad essere
sempre atleti dello spirito, per ottenere il tuo inestimabile premio:
una corona che non appassisce e che dura in eterno. Amen!
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